Quando si sceglie un filato per un nuovo articolo, i primi dati che si guardano sono la fibra e il titolo. C’è però una terza scelta, altrettanto decisiva e spesso data per scontata: usare un filato singolo o un filato ritorto. Da questa decisione dipendono la resistenza in lavorazione, la regolarità del tessuto, la stabilità della maglia e, alla fine, la qualità del capo.
La ritorcitura dei filati interviene sulla struttura del filo, non solo sul suo aspetto. Ma che differenza c’è tra filato singolo e ritorto, perché si ritorce un filato e quando conviene davvero farlo? Vediamolo insieme.
Il filato singolo esce dalla filatura come un unico capo: le fibre sono tenute insieme da una sola torsione, di solito in senso Z. È leggero e morbido, ma porta con sé tutte le piccole irregolarità della filatura e una torsione “viva”, che tende a far arricciare il filo su se stesso.
Il filato ritorto nasce invece dall’unione di due o più capi, che vengono prima affiancati e poi torti insieme, generalmente nel senso opposto a quello dei singoli (S su Z). Lo si riconosce già dal titolo: un 2/60 Nm, per esempio, è formato da due capi di titolo 60 e corrisponde a un titolo risultante di circa Nm 30.
Le ragioni per ritorcere un filato sono soprattutto tre, e si sommano.
Più resistenza. Due o più capi torti insieme si dividono il carico: il filato ritorto sopporta meglio trazione e sfregamento e si rompe meno nelle lavorazioni successive.
Più regolarità. Ogni singolo ha punti più sottili e punti più grossi. Accoppiando due capi è molto difficile che i difetti cadano nello stesso punto: le irregolarità si compensano e il filo risulta più uniforme.
Più equilibrio. La torsione di ritorcitura, data in senso contrario, bilancia quella del singolo. Il filato diventa più stabile, meno vivace, e si comporta in modo prevedibile in macchina.
Binatura. I capi vengono affiancati in parallelo e avvolti insieme a tensione costante. È la base di tutto: un capo più teso dell’altro produrrebbe un ritorto asimmetrico.
Torcitura. Il torcitoio dà ai capi binati la torsione stabilita, in senso Z o S e con un numero di giri per metro calibrato su fibra, titolo e destinazione d’uso.
Vaporissaggio. Il vapore stabilizza la torsione appena data, così il filato non si arriccia e mantiene il suo equilibrio nelle lavorazioni successive. Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato a vaporissaggio e paraffinatura.
In tessitura il filato ritorto è spesso la scelta obbligata per l’ordito, dove il filo lavora sotto tensione continua e sfrega contro licci e pettine: più resistenza significa meno rotture e meno fermi del telaio. Sul tessuto finito il risultato è una superficie più regolare, una mano più compatta, una minore tendenza al pilling e una migliore tenuta nel tempo.
In maglieria la differenza si vede soprattutto nella stabilità del capo. Un singolo con torsione non bilanciata può far “sbiecare” la maglia, in particolare nel jersey; un filato ritorto ben equilibrato dà invece una maglia diritta, definita e regolare, e lavora in modo più costante in macchina.
La ritorcitura apre anche possibilità creative. Oltre a unire capi identici, si possono accoppiare filati diversi per colore, per titolo o per fibra. Due colori ritorti insieme danno un effetto mouliné; fibre diverse, come seta e cachemire o lino e cotone, riuniscono in un solo filo le qualità dell’una e dell’altra. In questi casi la precisione di binatura e torcitura è ciò che rende l’effetto costante lungo tutta la partita, rocca dopo rocca.
Il filato singolo resta una buona scelta quando si cercano leggerezza, morbidezza e un aspetto più naturale, e quando il filo non deve sopportare sforzi elevati, come in alcune trame. Conviene ritorcere quando servono resistenza e costanza: per gli orditi, per i titoli fini che da soli sarebbero troppo deboli, per la maglieria che deve mantenere la forma, per i capi pensati per durare.
Numero di capi, senso e livello di torsione non si scelgono una volta per tutte: dipendono dalla fibra, dal titolo e dalla destinazione d’uso, e vanno calibrati caso per caso.
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